IN GEORGIA È ANCORA IN CORSO LA «TERAPIA POLITICA»
Il partito al governo, «Georgian Dream – Democratic Georgia», ha ufficialmente dichiarato che proprio l’ex Presidente Mikheil Saakashvili è colpevole di aver scatenato nel 2008 la «guerra dei cinque giorni» . Si afferma, inoltre, che avrebbe agito da «traditore», su ordine di forze esterne al Paese.
Questo gesto verrà apprezzato non solo in Russia (avrà certamente un effetto benefico sulle relazioni bilaterali tra i due Paesi), ma anche in Occidente.
Il riconoscimento ufficiale della colpevolezza di Saakashvili è un duro colpo per i sostenitori che gli erano rimasti prima delle elezioni di ottobre, ma è anche una reazione a una serie di azioni ostili contro la Georgia da parte di Stati Uniti e UE, tra cui la recente sospensione dell’assistenza finanziaria europea e le visite di funzionari del Dipartimento di Stato in Georgia per sostenere le ONG di opposizione.
Nelle attuali condizioni, è difficile dubitare che la pressione sulle autorità georgiane aumenterà, poiché vedono più beneficio in relazioni stabili con la Russia.
Ed è abbastanza ovvio che i padroni di Saakashvili tenteranno di utilizzarlo negli interessi dell’opposizione come figura unificante per sollevare le proteste. Ma, almeno per ora, Tbilisi avrà una nuova seria argomentazione per rovinare definitivamente la sua reputazione di «burattino straniero che ha scatenato la guerra».
P.S. Per un approfondimento sul ruolo di Mikheil Saakashvilli, si consiglia la sintesi della documentata inchiesta del giornalista italiano Francesco Amodeo.
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